A volte, guardare e ascoltare non sono semplicemente due azioni che si compiono in uno spazio circoscritto e in un tempo definito, ma diventano esperienze interiori che richiamano conoscenze antiche e aprono orizzonti universali. L’omaggio a Dante di Guero, nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte del sommo poeta, si configura esattamente come un’esperienza di questo tipo e vuole proporre allo spettatore un viaggio nell’anima, e nella storia personale e collettiva. Le parole delle tre Cantiche assumono la forma e la dinamicità del colore e diventano immagini vive grazie ai suoni e alle note sapientemente concepite per realizzare un percorso dal buio alla luce, dall’indeterminatezza tipica dell’angoscia e del senso di abbandono dell’Inferno, fino alla limpida gloria e all’essenziale chiarezza di forme del Paradiso.

L’elettronico fondo tenebroso conduce al suono cupo dei passi di Caronte, mentre le linee verticali, sospese all’orizzonte, cadono dall’alto schiacciando, umiliando e deformando. Il rosso doloroso del fuoco infernale diventa un tumulto sempre più assordante di suoni carichi di tensione e si annulla nell’esclusivo gioco di chiaro - scuro che definisce contorni oppressi e soffocati. Le barche grigie e lacerate urlano le dolenti note infernali: si odono fiamme, fuoco e lamenti graffianti; si percepisce lo smarrimento e la desolazione del dolore assolutamente inconsolabile.

Il Purgatorio è senza forma, senza soggetto: le pennellate decise suggeriscono un pendolo che oscilla, come l’arco sulle corde, scandendo un tempo che sembra infinito ma che non lo è: le anime vane, attendono di espiare le loro colpe per poter raggiungere il Paradiso. Il movimento doloroso che parte dal basso, dal cupo della voragine infernale, sanguina e soffre ma, verso l’alto, lascia intravedere un’apertura di luce.

Finalmente, il Paradiso! Figure essenziali per forme e colori si stagliano nella luce d’oro che non chiede altro che di essere contemplata. Non c’è bisogno di nulla, ogni anima è nuova e vive di beatitudine e gloria. Il desolante smarrimento e l’attesa struggente si trasformano in un’atmosfera di armonia leggera e luminosa. I corpi allungati non necessitano dei sensi: niente mani, né occhi, né piedi, né orecchie. Nel libero orizzonte di pace, ogni anima basta a sé stessa, c’è solo una coppia: Dante e Virgilio, forse, colti nell’attimo prima di separarsi, rapiti dall’Eterna Bellezza.

La solitudine è abitata, l’anima è avvolta e vivificata dalla luce che si fa musica. In questo lavoro, Guero ha senza dubbio espresso in modo estremamente efficace la sua straordinaria sensibilità e versatilità artistica, coniugando musica e pittura e conducendo, così, lo spettatore all’emozione, alla memoria e alla catarsi.

 

      Patrizia Ciccarella

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