Guero – Guerino Taresco – nasce come musicista, fin da ragazzo amante segreto della Dea Musica, in particolare dei suoni prodotti dalle corde, prima con la chitarra e il basso e infine con il contrabbasso, che diventa il suo strumento principale. E’ un musicista molto versatile, capace di spaziare con estrema naturalezza dal jazz alla musica classica e si interessa con curiosità di vari generi musicali, sempre con apertura e curiosità tecnica e intellettuale. Grazie anche all’esperienza dell’attività didattica al liceo, si consolida in lui, assieme alle sue fervide capacità osservative e immaginative, la convinzione della stretta connessione tra mondo dei suoni e mondo delle immagini.

La ricerca e lo studio della musica vengono associati allo studio e alla ricerca di luoghi, ambientazioni, e figure. Tuttavia, queste immagini, nella sua produzione pittorica, si liberano dalle forme e dalle geometrie e si esprimono in una pura passione per il colore. Nella sua arte si trova quindi una sorta di rifiuto o di abbandono delle forme per seguire una ricerca dinamica dell’essenzialità cromatica che gli consente di esprimere in modo più puro emozioni, sentimenti e condizioni dell’anima.

Pur avendo iniziato a dipingere soltanto da un anno, Guero ha realizzato una vasta e varia produzione alla quale ben si addice la frase di Jean- Jacques Marie: “Per un pittore, la fertilità in termini di quantità mi sembra importante tanto quanto la qualità”. La quantità, in Guero, corrisponde all’impegno, allo studio, al desiderio di ricerca e al tentativo di esplorare i propri limiti.

Alcune sue opere sono più studiate, più meditate, più razionali, frutto di una ricerca nella quale risulta semplice rintracciare l’idea di fondo. Altre, la maggior parte in realtà, sono più spontanee, ma sempre non casuali, frutto piuttosto di un gesto che traduce un’emozione, uno stato d’animo o una ricerca di senso che Guero cerca di scandagliare dentro di sé e nella relazione con l’esterno. A tale riguardo, l’intenzione é quella di catturare e comunicare, esattamente come quando esegue ed interpreta un brano musicale. Il pennello e la spatola vengono concepiti e utilizzati come l’arco sulle corde, con la stessa intensità, lo stesso rispetto e la stessa umiltà.

L’astrattismo delle forme, che richiama le avanguardie degli anni 50, concede ampia possibilità di ricevere dalle opere gli stimoli più affini al proprio vissuto, alla propria condizione di quel momento. Si può guardare a lungo lo stesso dipinto e lasciarsi guidare dal colore come quando si ascolta un brano musicale, quindi fissarsi ora su un colore, ora su un altro, ora su una curva, su una sfumatura, e trovarvi sempre una parola nuova.

Tra le intenzioni principali di Guero, la costruzione di un dialogo autenticamente empatico con lo spettatore, che consiste nella libera condivisione delle idee, delle opinioni, delle emozioni come quando si gioca a “cosa vedi nelle nuvole?” Ognuno può ritrovare le forme che vuole e, cercando di vedere la forma suggerita dall’altro, crescere nella capacità di vedere le cose da punti di vista diversi.

La convinzione principale dell’artista è che l’arte abbia il compito di riportarci alla parte più importante del nostro essere, che è la vita interiore, e alla ricerca di identità e di senso, che ci rende profondamente umani.

Il messaggio artistico, per Guero, è espressivo, comunicativo, e, al contempo un messaggio educativo: l’arte è una pedagogia, una delle vie privilegiate del processo di umanizzazione del vivere insieme.

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