Intervista al professor Guerino Taresco, artista e musicista

Durante il Festival della Scienza Ad/Ventura, Sala Mattioli ha ospitato la mostra personale dell'artista, musicista e professore Guerino Taresco, intitolata "Riflessi". Abbiamo dunque avuto la possibilità di parlare con lui delle sue grandi passioni.

Intervista al professor Guerino Taresco, artista e musicista

Durante il Festival della Scienza Ad/Ventura, Sala Mattioli ha ospitato la mostra personale dell'artista, musicista e professore Guerino Taresco, intitolata "Riflessi". Abbiamo dunque avuto la possibilità di parlare con lui delle sue grandi passioni.

In che modo il mondo dell’arte e della musica si incontrano?

Il mondo dell’arte e della musica si incontrano, secondo me, dentro ognuno di noi, semplicemente perché, quando ascoltiamo un brano, subito magari ci viene in mente un’immagine e, viceversa, quando guardiamo un’immagine, un quadro, ci viene in mente un brano musicale, una nenia, un suono, un’ambientazione musicale. Quindi io sono pienamente convinto che i due mondi, ma tutti i mondi dell’arte, si incontrano tra di loro, vale lo stesso anche per la danza, magari, quando sento un brano musicale, immagino una ballerina che balla.

Un dipinto deve comunicare, insegnare, o solo catturare lo sguardo?

Un dipinto, come una qualsiasi opera d’arte, deve fare tutte e tre le cose, cioè deve catturare lo sguardo, dopodiché comunicare, passare un messaggio e poi questo messaggio noi dobbiamo trasformarlo in un insegnamento se ne siamo capaci. 

A cosa si ispira per dare vita alle sue opere?

A cosa mi ispiro? A tante cose o a niente. Cerco di raffigurare, di dipingere, di intrappolare un’emozione, un momento, uno stato d’animo. Cerco di fare un lavoro di simil-meditazione per poi lasciar trasudare, lasciarmi andare, far venir fuori certe cose. Cerco di imprigionare, fotografare su tela un’emozione e uno stato d’animo più o meno questo, un po’ come faccio quando suono e interpreto un brano di qualche autore.

Se potesse passare un giorno con una artista di qualsiasi epoca, chi sceglierebbe?

Sono davvero tanti i personaggi vivi e del passato con cui passerei non una giornata ma intere giornate. A livello sentimentale ed emotivo del momento, lo passerei con Giorgio Michetti, un pittore ligure di circa 103 anni, che tutt’ora vive e fa attività. L’ho conosciuto tramite i tutorial di YouTube. E’ stato il primo mio insegnante virtuale e quindi sono legato a lui e in questo momento mi va di ricordarlo e quindi di passare magari una giornata con lui a chiacchierare nel suo studio. Una frase o una citazione che può racchiudere la sua arte? La frase può essere quella di Jean-Jacques-Marie: “per un pittore, la fertilità in termini di quantità mi sembra importante tanto quanto la qualità”.

Cosa prova quando la sua arte è apprezzata dagli altri?

Cosa provo? Provo un infinito piacere, non solo perché appunto il mio ego viene coltivato da questo piacere altrui, ma anche perché magari il messaggio, il lavoro svolto, il tempo dedicato, sono ripagati dai volti delle persone che si fermano davanti ad un mio dipinto a guardarlo. La mostra mi ha permesso, essendo anche la mia prima mostra, di valutare, di guardare una persona che non conosci, che entra e che si pone davanti ad un dipinto. Quindi mi soffermavo a guardare le facce e, dopo un po’, quando entravo in contatto con lui o con lei, ascoltavo ciò che aveva da dire. Questo è stato molto molto bello, quindi è la gratificazione più grande.

di Giulia Di Paolo - Scuolalocale

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